La Storia

La nostra storia potremmo farla cominciare 7 settembre del 1943, ricordando a tutti che fino a quel giorno l’Albania era parte integrante dell’Impero Italiano, voluto da Benito Mussolini sul quale regnava casa Savoia, ed eravamo in guerra al fianco dei Tedeschi.
Nei Balcani erano stanziati circa 700.000 uomini di cui circa 120.000 in Albania inquadrati in queste grandi unità :

Il IV Corpo d’armata con il comando a Durazzo costituito:
divisione “Perugia” (Gen.Chiminiello) regioni estreme meridionali
divisione”Parma” (Gen.Micheletti) zona di Valona
divisione “Brennero” (Gen. Princivalle) zona di Kruja
Regimento cavalleggeri “Monferrato” (Con. Lanzuolo) zona di Berat
Il XXV Corpo d’armata con il comando a Elbasan costituito:
divisione “Firenze” (Gen. Azzi) zona di Dibra
divisione “Arezzo” (Gen.Torriani) zona di Corcia
La divisione “Puglie” (Gen.Baudino) zona di Scutari – Kossovo

Cerano inoltre molti reparti, della Marina dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Polizia tutti questi uomini erano dislocati in circa duecento presidi, grandi e piccoli, in tutte le regioni dell’Albania. A questo grande numero di militari si aggiunti molti altri italiani civili,trasferitasi in Albania per lavoro. E sicuramente in questi anni che i soldati italiani costruiscono dei rapporti personali con la popolazione civile Albanese.
Dopo 8 Settembre 43 le cose cambiarono radicalmente, l’era Fascista era già conclusa ma in quel giorno anche l’impero si dissolveva abbandonando al loro destino le migliaia di soldati italiani in Albania e non. Seguirono gli avvenimenti noti a tutti e furono miglia i soldati che morirono in terra straniera per mano dei tedeschi, diventati nostri nemici, o morti per fame, freddo.
Per gli italiani in Albania il rimpatrio avvenne con grandi difficoltà anche al termine del conflitto, per molti soldati e civili pur avendo contribuito in modo attivo alla lotta di liberazione dell’Albania dai tedeschi, unendosi alle formazioni partigiane schipetari o operando in modo autonomo come il “Firenze” o il costituendo battaglione “Gramsci” che raggruppava numerosi soldati e ufficiali di vari reparti dell’esercito italiano.
La complicata situazione creatasi alla fine della seconda guerra mondiale, quando l’esercito italiano si ritirò dall’Albania, provocò il fatto che quasi tutti i sottoscritti ( cittadini italiani e loro famigliari ) sono rimasti intrappolati e di conseguenza costretti a vivere per quasi mezzo secolo in Albania in condizioni di una discriminazione totale, morale ed economica. Questo perché in qualità di cittadini italiani o loro discendenti, venivano considerati infetti da una grave malattia inguaribile: portatori permanenti dell’ideologia capitalistica, unica fonte della probabile offensiva distruttiva del loro sistema cosiddetto “comunista”.
Di conseguenza oltre a ciò che ha subito tutto il popolo albanese sotto quella dura dittatura, a loro, distaccati ed isolati ermeticamente da tutto il resto del mondo, privi di ogni mezzo di comunicazione, ci è stato sempre proibito nel modo più rigoroso ed assoluto:

  • qualsiasi tipo di comunicazione e corrispondenza con i nostri cari in Italia (genitori, parenti stretti o amici),
  • contattare o comunicare con la nostra Ambasciata ( L’Ambasciata d’Italia in Albania ) e con tutti gli altri organi del Governo e dello Stato Italiano,
  • comunicare con chiunque all’estero ( gli unici mezzi di comunicazione, lettere e telegrammi: sempre censurati o sequestrati; il telefono: quasi impossibile, troppo costoso e pericoloso perché sempre sorvegliato. Ad ogni tentativo coraggioso il materiale veniva raccolto e conservato con cura per poi usarlo nel momento giusto come prova della terribile accusa di agitazione e propaganda contro lo stato,
  • ascoltare la radio o guardare la televisione italiana e di qualsiasi altro stato,
  • parlare, cantare, leggere e studiare nella nostra lingua,
  • praticare la nostra religione, le nostre belle feste ( Natale, Pasqua, onomastico ecc. ) …ecc.

Chi ha avuto il coraggio di tentare un solo passo in queste direzioni, e non sono pochi, hanno subito conseguenze terribili come: espulsioni dalle scuole, fino alla privazione del diritto all’istruzione (se giovani studenti ); licenziamenti dal lavoro, trasferimenti in zone isolate, esili, arrestati, giustiziati e condannati a passare fino a 10-15 anni di galera, sotto lavoro forzato e certi nelle miniere più dure dell’Albania ( come prigionieri politici ) sotto l’accusa del famoso articolo nero della costituzione ” agitazione e propaganda ” contro lo Stato e l’ideologia “marxista-leninista” del Partito del Lavoro (se maggiorenni), altri per sopravvivere hanno accettato tutto con umiltà.
Dall’altra parte, ogni tentativo di comunicare da parte dei parenti in Italia fu manipolato e sottomesso all’interesse del servizio informativo dello Stato Albanese altrimenti annullato, e se fatto dal Governo e lo Stato Italiano anche tramite l’Ambasciata Italiana fu fermato dal Governo Albanese considerandolo come ” intervento negli affari interni dell’Albania “.
Da quanto poco si è potuto ricordare è molto facile capire che il nostro legittimo diritto al ripatrio ,dal governo Albanese non fu mai riconosciuto anzi per sempre fu considerato un “sogno” pericoloso e per noi tutti divenne un sogno proibito.
Qualche individuo coraggioso durante quel nero periodo trovò il momento giusto di sconfinare illegalmente dall’Albania per rimpatriare rischiando anche la pena di morte. Ma il vero e proprio rimpatrio cominciò quando la dittatura inizia a tollerare ( 1988-89 ) perché non poteva più reggere ed i sottoscritti si sono accorti che era arrivato il momento giusto di realizzare il loro sogno proibito per quasi mezzo secolo.
Sono questi i momenti in qui non poteva più mancare IL GOVERNO E LO STATO ITALIANO che rispondendo ad un dovere sacro dimenticato per un periodo cosi lungo, attiva l’Operazione C.O.R.A. ( Comitato Operativo per i Rimpatriandi dall’Albania ). Con il decreto del 13 febbraio 1992, a seguito della profonda crisi economica sociale dichiara la necessità al rimpatrio dei cittadini italiani residenti in Albania riconoscendogli la qualifica di profugo ai sensi dell’art.. 1-4 della legge 26 dicembre 1981, n. 763.
E’ da sottolineare che tanti di noi, insicuri di quello che stava succedendo, sono rimpatriati di loro iniziativa senza aspettare l’Operazione C.O.R.A., a volte rischiando anche la vita. Tanti altri dopo tanti anni avendo perso tutto ciò che avevano in Italia ed in più anche la fiducia di poter risolvere i problemi in quel modo, continuano a soffrire anche oggi in Albania.
Ma grazie all’aiuto dell’Ambasciata d’Italia in Albania, del Governo Italiano, delle Prefetture, le Regioni, le Province ed i Comuni in cui risiedono, la maggior parte si è inserita in qualche maniera nel nuovo modo di vivere in Italia, godendo tutti i diritti e rispondendo a tutti i doveri della legislazione Italiana.
Sono passati molti mesi dai giorni del ripatrio ma esiste ancora un invisibile legame di acciaio filo cha accomuna noi tutti, uomini donne ragazzi che abbiamo vissuto questa lunga esperienza.
Cosi per iniziativa di alcuni di noi il giorno 28 gennaio 2001, in Asti nel locale sito in Via 20 Settembre, n°66, sono riuniti in Assemblea Costitutiva i Soci Fondatori per la costituzione dell’Associazione ANCIFRA come previsto dall’ Art.22 del relativo Statuto.

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